Lasciamo troppo volte al tempo la facoltà di scorrere senza renderci conto che è tempo che se ne va, che non torna. Lasciamo fuggire gli istanti perchè nn siamo capaci di affrontarli. Sto facendo questo ora. Sto lasciando scorrere. Perchè mi ritroverei con un buco nel petto. Ho paura di sentire di nuovo. Ho paura di camminare di nuovo. So che passerà. So che passerà. Devo tenere duro e capire che non sono sola. Devo solo tenere duro ma sono trentacinque anni o forse molto di meno che tengo duro. A volte mi siedo anche io. Mi siedo sulla mia solitudine interna e ascolto la paura che ho dentro.
Ascolto quello che non si sente. Perchè la ragione genera mostri.
Penso di avere un'anima.
Ribelle, fugace.
Di vento.
Penso di avere un cuore.
Ribelle, fragile.
Di Fuoco.
Penso di avere un mondo.
Ho due mani, due occhi.
Penso di avere.
Penso di essere.
Non sono, non ho.
Fuggo e lascio ombre di terra rossa.
Esperienza
Tutti i luoghi che ho visto,
che ho visitato,
ora so-ne sono certo:
non ci sono mai stato.
(dal Muro della Terra, 1964-1975, G.Caproni)
Dopo aver letto la Muller e sfogliando i ricordi di un tempo passato, trovo questo poeta. Combatte nella seconda Guera Mondiale e aderisce alla Resistenza. La sua poesia si fa quindi di frontiera, di semplici e intensi stati d'animo che calpestano come i passi la terra bagnata dal sangue di persone che credevano in ideali profondi. Un omaggio a un poeta che secondo me andrebbe letto. Andrebbe rivalutato, portato nei ricordi di anni fatti di uomini che vivono ai margini ma che hanno fatto la storia.
...perch'io, che nella notte abito solo, anch'io, di notte, strusciando come un cerino sul muro, accendo cauto una candela bianca nella mia mente-apro una vela timida nella tenebra, e il pennino strusciando che mi scricchiola, anch'io scrivo e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto che mi bagna la mente...
Sì, era come succede di solito, quando qualcosa è passato: troppo tardi si sgranano le immagini, grigio su grigio, e si ricompongono. E una loro traccia era rimasta incastrata dentro la gola.
Imitare era più difficile che inventare.
E la Müller non imita nulla. Crea delle successione di immagini dove gli agettivi che fanno i sentimenti sembrano solo passaggi di una strada normale, percorribile. Ma nasconde qualcosa.
Ognuno deve fare i propri conti-disse il responsabile
Il proprio destino-disse Irene
No, i propri conti. Un destino non può essere sbagliato.
Come rivolta a se stessa Irene disse: Conosco solo destini sbagliati
La Müller elenca possibilità. Stati d'animo come se fossero successioni. Come se si passasse da una camera all'altra passando per infinite o come dice lei Finite porte. E' la storia forse di un esodo interiore trattato come se fossero viaggi di più persone.
Però quando Irene si rivolgeva a Franz riferendosi a se stessa tutto quello che era fuori di lei acquistava una sua particolarità. L'asfalto veniva ridimensionato in lunghezza e larghezza. La città si arrestava quando l'asfalto acquistava una sua particolarità. Aveva degli attributi. Allora era solo marciapiede, o parete, o ponte. La città veniva arginata quando l'asfalto acquistava una sua particolarità. Ciò infondeva a Irene una certa sicurezza.(..) Città e testa erano la controparte di arresto e movimento. Quando la testa si arrestava, l'asfalto cresceva. Quando l'asfalto si arrestava, cresceva il vuoto dentro la testa.
(In viaggio su una gamba sola, H. Müller)
Questa è la Müller. Diretta. A volte asettica. Che sperimenta il cuore di una donna non dandole i soliti "aggettivi". Riceve il Premio Nobel quest'anno e porta alla ribalta con se diversi libri. Questo è uno. Mi piace la motivazione per cui le è stato assegnato questo premio : «Con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa ha rappresentato il mondo dei diseredati»
Sono passati sulla mia anima
calpestandola
come le foglie secche.
Asfalto giallo.
Ho solo bisogno di un buon motivo per alzarmi da questa postazione e andare al lavoro. Ho voglia di scrivere. Il romanzo della Muller ha mosso parole interne che difficilmente ritroverò.
Segno alcuni appunti qui. Fuoco, ombra, asfalto.
Speriamo di riprendere il filo delle mie parole quando torno. Quando mentre la cena si prepara io le infilo e chiudo il racconto. Quando i piatti saranno ben impilati aspettando ......ah, però oggi niente padrone di casa che lava i piatti. Doveri coniugali li chiama lui. E io.....ho voglia di abbracciarlo ora.
Ma il tempo scherza con la distanza. E devo aspettare due aerei e mezzo cielo.